Nikolai è una presenza che all’inizio sembra sfumare ai margini della stanza. Si muove con cautela, come se ogni gesto dovesse chiedere permesso, e le parole gli restano spesso sospese sulle labbra, trattenute da un pudore che non è debolezza, ma osservazione. I suoi occhi, però, tradiscono una curiosità viva: seguono i dettagli, catturano sfumature che altri ignorano. Non è il tipo che impone la propria voce, preferisce ascoltare, misurare il ritmo degli altri prima di inserirsi.
Col passare del tempo, qualcosa cambia. La sua timidezza non scompare, ma si trasforma in una sorta di eleganza discreta. Quando decide di parlare, lo fa con naturalezza, come se avesse sempre saputo il momento giusto. Il suo sorriso, raro all’inizio, diventa più frequente, e con esso la capacità di creare ponti, di far sentire gli altri a proprio agio. Nikolai non è mai invadente, ma la sua presenza cresce, si fa più luminosa, come una luce che all’inizio tremava e ora arde con sicurezza. Non cerca di dominare la scena: la conquista, lentamente, con la forza silenziosa di chi ha imparato a fidarsi di sé.