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Willow è una persona attenta verso gli altri: ha un attaccamento forte verso la vita, sia quella degli altri che la propria.

Le parole sono un potente strumento... quelle non si rifiutano a nessuno.

Quando è arrivato nelle Borderlands, non ha urlato. Non è corso. Si è semplicemente fermato, ha guardato il timer sul telefono, e ha cominciato a calcolare. Mentre gli altri perdevano tempo in crisi isteriche, aveva già individuato le priorità e stava pianificando i prossimi passi.

È il tipo di persona che nei GAME legge le regole tre volte prima di muoversi, cerca le falle nel sistema, calcola le probabilità. Non si illude che esista una via d'uscita facile, ma non spreca nemmeno energie nella disperazione. Ogni problema ha una soluzione, ogni sistema ha un punto debole — basta trovarlo.

Il suo abbigliamento è funzionale: jeans scuri resistenti, giacca tecnica con multiple tasche, scarpe da trekking robuste ma silenziose. Niente colori vistosi, niente fronzoli. Una maglietta a maniche lunghe sotto la giacca, pratica e discreta. Ogni capo ha uno scopo preciso: resistenza, utilità, mimetizzazione.

Gli altri lo trovano inquietante. Quella calma innaturale, quel modo di guardare le situazioni come fossero equazioni da risolvere. Ma finora lo ha tenuto in vita. Quando qualcuno gli punta un coltello alla gola per rubargli i secondi, non implora — contratta. Quando un GAME sembra impossibile, non si arrende — cerca l'angolo morto nelle regole.

Non parla molto, non si confida facilmente. Il tempo è l'unica valuta che conta qui, e non lo spreca in sentimentalismi.

Sembra una donna come tante, nella maniera un po' strana di chi si forza nell'anonimato, di chi è abituato a essere testimone di eventi piuttosto che a farne parte.
Tinte scure sempre, vestiti pratici e comodi, pochi sorrisi e qualche sbuffo di troppo. 

Si vede dai suoi modi sbrigativi che non è una che ama i giri di parole, che è una persona molto pratica e che se c'è da portare a termine qualcosa...bè, va fatto, no? 
Non sembra però una persona sgradevole, anzi, sicuramente calza alla perfezione lo stereotipo della persona concreta del gruppo, quella terra-terra che non devi troppo punzecchiare col bastone, se no chissà come reagisce.

Certo, come tutti ha i suoi modi buffi - quelle piccole velleità personali che chissà da dove arrivano, ma ci sono e non fanno male a nessuno -  tra cui l'abitudine a creare un piccolo riquadro con le dita nei momenti di intensa concentrazione, come se le servisse a trovare il giusto punto di vista.


Empatica, estroversa, frizzante, sempre pronta a dare una mano. Se c'è una situazione difficile, ha sempre un piano per risolverla.

Crea legami con facilità: non è una leader, ma sa come lavorare in gruppo e come conquistare la fiducia di tutti.

 

Con gli altri si mostra aperta e sa creare un clima di collaborazione. Ha un modo naturale di prendersi spazio senza mai imporlo, diventando spesso un punto di riferimento emotivo e organizzativo.

 

Ha un tono di voce caldo e vivace; il contatto fisico è raro e usato solo quando serve, ma sempre caloroso e sincero. La sua postura è sicura e aperta, trasmette fiducia senza mai risultare arrogante.

Un uomo medio, forse speranzoso un tempo, ma quel bagliore di speranza negli occhi si è ormai spento o trasformato in dubbio, se non disperazione.

Victoria si presenta come una persona molto idealista, anche troppo, rischiando di diventare un giudice spietato per seguire le cose che ritiene giuste, a scapito delle emozioni altrui. È gentile, ma difficilmente con il sorriso sulle labbra. In mezzo a tante persone sembra avere la necessità di scappare e isolarsi... 
Pare essere molto attratta dagli enigmi, e attratta è un eufemismo.

Reginald Barker si presenta come un uomo tranquillo, molto confidente in se stesso e nelle sue capacità. Cerca sempre di aiutare gli altri con una parola di conforto o incoraggiamento. Veste dei panni da taglialegna anche se non ne ha il fisico.

Mi chiamo Xiol. Sono grande, ma dentro la mia testa l’età fa i capricci: a volte ho otto anni e voglio solo ridere e guardare le nuvole, altre volte mi sento vecchio come un albero che ha troppi cerchi nel tronco.

 

La gente dice che sono… “rimasto indietro” forse è  perché la mia mente cammina piano perché se corre mi si ingarbugliano i pensieri e mi cade tutto per terra. Una volta mi è caduto anche il cuore, credo. Ci ho messo giorni a ritrovarlo.

 

Io non capisco molto bene le persone. Però capisco altre cose. A volte penso che il mondo sia un grande disegno difficile, e io posso vederne solo un pezzettino per volta.

Ma quel pezzettino io lo vedo benissimo, come quando guardi una formica e all’improvviso capisci che sta facendo una cosa importantissima per tutta la colonia, anche se nessuno ci bada.

 

Le persone mi trattano come se fossi fragile.

Io so che sono diverso. Lo sento negli occhi della gente prima ancora che parlino. Ma a volte qualcuno si ferma accanto a me senza fretta, e allora mi accorgo che essere diverso non è una cosa brutta.

 

Spero che qualcuno  capisca che io non sono sbagliato. Sono solo… fatto in un modo che il mondo non sá leggere bene.

Arden è una persona dall’aspetto tranquillo, con movimenti misurati e un portamento che tradisce autocontrollo e disciplina. Non colpisce per imponenza, ma per la precisione dei gesti e per una presenza silenziosa che non passa mai davvero inosservata. È un osservatore attento: ascolta più di quanto parli e sembra analizzare ogni dettaglio dell’ambiente prima di intervenire. Non è diffidente per natura, ma prudente; evita conclusioni affrettate e rimane sempre qualche passo indietro per capire meglio l’equilibrio delle situazioni. Ha una sensibilità particolare verso chi si trova in difficoltà e non sopporta le prepotenze o chi usa il potere per manipolare. Quando serve interviene, senza clamore, con una fermezza calma che non ha bisogno di alzare la voce. Non cerca di guidare gli altri, e forse proprio per questo molti finiscono per fidarsi del suo giudizio. Arden porta con sé un’abitudine alla fatica e alla costanza: è il tipo che continua ad andare avanti anche quando non c’è nulla di semplice o piacevole nel farlo. Non si lamenta e non si lascia travolgere dall’emotività; analizza, valuta, agisce. Una tenacia tranquilla, radicata. Sembra preferire la solitudine funzionale, quella che permette di pensare con chiarezza, senza però isolarsi davvero dagli altri. Nello sguardo ha una profondità silenziosa, come se avesse imparato molto senza doverlo raccontare. E dietro questa quiete, una determinazione discreta ma incrollabile.

Circe ha una presenza magnetica ma inquieta. I suoi occhi verdi ti scrutano sempre un secondo di troppo, come se stessero pesando la tua anima per capire se sei vittima o carnefice. Detesta stare al centro dell'attenzione o in mezzo alla folla: la troverai sempre spalle al muro o ai margini del gruppo, vigile, come un animale che teme di essere accerchiato. Spesso si tocca la gola o tossisce leggermente quando l'aria si fa pesante, come se le mancasse il respiro.

Indossa una tenuta survival pratica e vissuta: pantaloni cargo scuri, anfibi pesanti e mani sporche di fuliggine che sono sempre nascoste nelle tasche o intente a giocherellare nervosamente con un accendino scarico.. Al collo porta una sciarpa leggera, che non toglie mai, quasi fosse una protezione vitale o un modo per nascondere qualcosa.

Parla con voce bassa, quasi rauca. La sua lealtà è selettiva: diffida istintivamente dei gruppi numerosi e delle dinamiche di branco, che sembra temere più della morte stessa. Cerca invece un legame profondo, quasi disperato, con le singole donne del gioco: verso di loro sviluppa un istinto di protezione ferreo, tacito. Sembra muoversi con un senso di colpa indecifrabile, come chi deve farsi perdonare un peccato che non confesserà mai.

Dicono che sbagliamo, lo fanno di continuo

Ma sono in pochi ad ascoltare

Poiché sbagliare ci rende vivi

Sarà l'ultimo gesto, prima di non essere più

 

La schiena curva, i passi lenti, le rughe sul viso; un abito che un tempo forse era elegante, occhi appesantiti ma tenaci. La gentilezza di chi pur non ricordandoli ha vissuto molti anni, la fermezza di chi non vuole spegnersi così facilmente.

Sadica, pazza, incosciente, inquietante, drogata di adrenalina, apparentemente senza empatia. La sua risata fa venire la pelle d'oca.

E' pazza... forse. Un momento è diffidente, ma tranquilla. Quello dopo ti guarda come se ti vedesse attraverso e dice cose... strane. Uno strano contrasto con quell'aspetto banale ed insignificante. Eppure... eppure non è stupida, in qualche modo sembra cavarsela no? E' solo fortuna? O sono le voci nella sua testa? 

Nikolai è una presenza che all’inizio sembra sfumare ai margini della stanza. Si muove con cautela, come se ogni gesto dovesse chiedere permesso, e le parole gli restano spesso sospese sulle labbra, trattenute da un pudore che non è debolezza, ma osservazione. I suoi occhi, però, tradiscono una curiosità viva: seguono i dettagli, catturano sfumature che altri ignorano. Non è il tipo che impone la propria voce, preferisce ascoltare, misurare il ritmo degli altri prima di inserirsi.

Col passare del tempo, qualcosa cambia. La sua timidezza non scompare, ma si trasforma in una sorta di eleganza discreta. Quando decide di parlare, lo fa con naturalezza, come se avesse sempre saputo il momento giusto. Il suo sorriso, raro all’inizio, diventa più frequente, e con esso la capacità di creare ponti, di far sentire gli altri a proprio agio. Nikolai non è mai invadente, ma la sua presenza cresce, si fa più luminosa, come una luce che all’inizio tremava e ora arde con sicurezza. Non cerca di dominare la scena: la conquista, lentamente, con la forza silenziosa di chi ha imparato a fidarsi di sé.

Burbera e pronta a scattare, scettica, non si può evincere altro dal suo aspetto se non il malcontento nei confronti della situazione. L’unica variazione nel suo malumore costante è una sensazione di familiarità che la aggredisce quando meno se lo aspetta, e alla quale si aggrappa.

Si presenta come una ragazza solare e gentile, anche se i più attenti potrebbero accorgersi che non sempre il suo sorriso raggiunge gli occhi. Che faccia buon viso a cattivo gioco?

 

La sensazione di un legame in particolare che sembra averla seguita anche in questo mondo la perseguita, che fosse amore o odio chi può dirlo.

Robusto, ma non da l'impressione di essere aggressivo.

Uno che ne ha passate parecchie, ma la cosa non l'ha reso cattivo.

Solo cauto.

La mente mi sta lentamente abbandonando, sono giorni ormai che sono in questa landa con altri derelitti come me, il timer sta scendendo, se non trovo al più presto delle sfide chissà cosa potrebbe succedere.

Da quando sono qui, ero al parco giochi con mia moglie e mio figlio e poi quella visione orribile.

Nn mi posso fidare di nessuno, tutti vogliono il mio tempo, voglio tornare a casa.

Tranquillo Marco respira e concentrati.

Si veste elegante e indossa un cappello con l'arcano maggiore del Mondo capovolto. E' un tipo enigmatico, non si sa da quanto sia nelle Borderlands, e non si sbilancia mai con nessuno sulle sue teorie in merito ad esse. Molti credono che sia uno dei primi ad averci avuto accesso, è però bizzarro che non si preoccupi poi molto del timer, né della morte. Rispetto ai Game, lo intrigano quelli dei semi Cuore e Fiori. Si interessa molto dei giocatori, tuttavia in molti che lo hanno conosciuto hanno il timore di trovarselo intorno. Alcuni lo trovano inquietante, eppure in qualche modo chiunque fa fatica a ricordarlo se non lo si vede da qualche tempo. Viaggia da solo, e non sono mai stati osservati compagni di viaggio degni di nota, e tutti quelli che ci hanno provato, hanno subito in breve tempo un Game Over. Girano però diverse voci sul suo conto, troppe perché qualcuna sembri più vera di altre, e il suo comportamento non fa altro che gettare ancora più mistero sulla sua figura e sulle sue motivazioni a stare nelle Borderlands

Paul si presenta come una persona socievole e allegra anche se certe volte ha un lato un po' scostante e malinconico.

Qualche volta ama isolarsi e sembra come se rimirasse qualcosa, un piccolo oggetto che tiene nascosto.

Non ama molto parelare di sè e gli piace piace ascoltare gli altri, non alza mai la voce.

Sembra piuttosto acculturato e intelligente, con buona memoria e empatia.

Ha un lato protettivo verso i più fragili e indifesi e certe volte si schiera contro le ingiustizie in maniera decisa, ma senza alzare mai i toni.

Non vuole lasciare nessuno indietro e cerca sempre di essere di supporto anche se non tollera chi lo prende in giro e la mancanza di coerenza.

La sua frase preferita è: "Buongiorno, mi chiamo Paul".

Un uomo elegante, starebbe bene in un locale ricercato o in uno speakeasy. Ha un sorriso per tutti ed è sempre disposto ad ascoltare le storie che gli vengono raccontate. Che cosa ne faccia, però, non è dato saperlo. Preferisce gli ambienti urbani a quelli più selvaggi: la sola idea di sprocarsi le scarpe di fango gli fa ribrezzo.

La sua volontà è incrollabile e il suo cuore saldo: tra il bene e il giusto sceglie sempre il giusto, pronto a sacrificare tutto per ciò in cui crede. Ma ciò che lo muove più di ogni altra cosa sono i suoi cari: amici, famiglia, compagni di viaggio. Per proteggerli, è disposto a tutto, affrontando pericoli, rinunciando a ogni comfort e sfidando la paura.

Tuttavia, chi non rispetta i suoi principi o minaccia ciò che ama trova in lui un avversario senza pietà. Non cede compromessi né indulgenze: la sua giustizia è severa e inflessibile. Chi lo osserva vede un’anima indomita, capace di sacrifici per il bene dei suoi cari e di una spietatezza glaciale verso chi ostacola la sua via.

Elena è una donna razionale, pacata, osservatrice.  Non è una persona socievole e in genere "abita" ai margini di una conversazione, preferendo l'ascolto al dialogo.

 

Il suo motto:  Dove gli altri osservano il come, noi ci chiediamo il perchè.

Appare tranquilla, un po' sulle sue, forse un po' timida. La giacca mimetica piena di toppe forse può aiutare a scoprire qualcosa di più sul suo conto, in una c'è scritto MED, un'altra sembra richiamare ad un qualche gruppo, le altre.. è una cartuccera quella?

Appare ed è vestito come un tipo sfacciatamente sicuro di sé, anche quando la situazione non lo giustifica affatto.
Si muove con calma ostentata, dando l’impressione di essere sempre un passo avanti o di non avere nulla da perdere. Sotto quella calma, nei suoi movimenti resta una tensione sottile, tipica di chi è abituato a cercare qualcosa e non a trovarla davvero.
Sorride spesso, eppure il sorriso arriva sempre un attimo prima o un attimo dopo: un riflesso condizionato, non del tutto spontaneo.
Quando parla mantiene un tono leggero, quasi giocoso, ma lascia spesso le frasi a metà, in attesa di una reazione prima di decidere come concluderle.

"Il mondo non ci piange.
Nel silenzio della notte memorie tingono la neve,

rossi ruscelli ardenti

la cui fredda bellezza appare opaca

all'alba."
-Estratto tradotto dalla collezione di poesie "The Ivory Doves of Lady Chione"

Zhelma è una donna matura, in quella fase della vita dove sei troppo vecchia per fare stupidate e lasciarti andare e troppo giovane per pensare a una vita monotona e sedentaria,  con un sorriso caldo e spontaneo sempre sul volto e degli occhi che trasmettono pace e serenità a chiunque capiti di incrociare il suo sguardo. Sempre disponibile ad aiutare, consigliare e consolare chi incontra ma chi pensa a lei?

Appare come una persona calma e controllata, con movimenti misurati e uno sguardo che osserva più di quanto riveli.  A un primo sguardo appare come una persona comune, persino rassicurante.  Sorride spesso, ma quel sorriso sembra studiato, come se servisse a nascondere altro. Quando parla lo fa con sicurezza, e dà l’impressione di sapere sempre un po’ più di quanto dica, eppure qualcosa non torna: una pausa di troppo prima di rispondere, uno sguardo che si indurisce per un istante. È come se stesse cercando di sembrare “normale”, senza esserlo davvero.

Anitha è una donna sveglia, che ama gli enigmi e i rompicapo. Almeno...quando questi non comportano la morte...

Il suo viso sembra sicuro solamente quando si concentra su qualcosa. Per il resto, la sua espressione sembra sempre spaventata e sull'orlo di una crisi. In più, quel numero...sembra qualcosa di terribile, vero?

Mi chiamano "Il Professore". Non chiedetemi cosa insegnassi "prima", perché il tempo è un concetto che abbiamo lasciato oltre il confine.

Ma se volete sapere perché siete qui, la risposta è semplice: siete qui perché la vostra vita era già un gioco a somma zero, avevate solo bisogno di un visto per ammetterlo.
Allora, vogliamo iniziare la lezione o preferite morire senza aver capito la domanda?

Jude cerca di non voltarsi mai indietro e non perde tempo a rimuginare. Per qualche strana ragione, non sente la mancanza dei ricordi che ha perso, si sente più leggera, come libera da un peso. Quel vuoto le permette di essere attenta e concentrata su ciò che può controllare nel presente.

Non ama la solitudine, ma non è disposta seguire il comando di chiunque. Ha molta fiducia nella sua capacità di giudizio, sia sulle persone che sulle situazioni. Le sue scelte sono dirette, logiche, e potrebbero rivelarsi efficaci. Alcuni potrebbero essere portati a fidarsi di lei perché sembra sapere sempre cosa fare nei momenti critici. Altri potrebbero trovarla rigida o dispotica, ma ci sono momenti in cui questa facciata si spezza.

Quando la situazione le sfugge di mano, l'impulsività prende il sopravvento, viene spinta dal bisogno di intervenire prima che sia troppo tardi e non si prende il giusto tempo per valutare le sue scelte. Se dovrà scegliere, sceglierà ciò che le sembra l’unico modo per permettere a chi le è caro di restare in vita. 

Umi è un uomo sulla trentina, dall’aspetto tranquillo, quasi dimesso, ma basta osservarlo per qualche secondo in più per percepire la tensione che gli scorre sotto pelle. I suoi occhi si muovono come se seguissero un ritmo che nessun altro può udire.

Umi vive in uno stato di vigile inquietudine. Evita il silenzio assoluto, quasi a non voler mai restare solo con i propri pensieri. Umi è un enigma: fragile solo in apparenza, determinato a non lasciarsi consumare da ciò che lo tormenta.

Zero ha una presenza tranquilla e misurata.

Si muove con calma, senza gesti bruschi, mantenendo sempre una distanza rispettosa. Quando parla tiene le mani visibili e lo sguardo stabile, mai invadente.

Ascolta molto e interviene solo quando serve, con un tono pacato e conciliante che tende a mettere ordine. Non dà ordini né chiede fiducia: preferisce sottolineare l’importanza di valutare con attenzione e scegliere con lucidità.

Trasmette l’idea che quasi tutto possa essere gestito se affrontato nel modo giusto: con intelligenza, razionalità e collaborazione.

Stargli vicino dà la sensazione che le cose non andranno fuori controllo.

Molto schivo.. rimane in gruppo, ma in silenzio a valutare ogni singola parola detta.

esteticamente nessun tratto distintivo tranne l'altezza (1:90)

Sebastian sembra un uomo tranquillo, in grado di ispirare fiducia ed empatia. Appare come la classica persona che riflette prima di prendere una decisione. 

Albert W è un uomo che porta sulla fronte tutti i fallimenti del suo passato. Sicuramente a giudicare dal fisico è un ex combattente ma non si ricorda di cosa... forse stringendo i pugni ancora una volta potrebbe ricordarselo.

Nerd complessato con il carattere molto chiuso, ma con tanta rabbia interiore 

Myrto pare un po' consunto, un po' fiaccato nello spirito. Sembra avere gli occhi spenti, nonostante il suo modo di approcciarsi alle cose sia molto pratico e "vivo".  Non ha segni particolari.

A prima vista può sembrare timido. Il coraggio non è il suo punto forte, ma sa battersi per ciò che ritiene importante 

Contabile un po' sfigato, indossa camicia e cravatta.

sa di non essere né il più forte né il più furbo, ma e consapevole che il lavoro di squadra e la sua vera forza.

Quando non ha altre persone che lo aiutano intorno esce fuori la paura per ciò che gli sta accadendo.

Un tossico trasandato con a cuore le sue sigarette e la buona compagnia. Non capire cosa sta succedendo è all'ordine del giorno per lui ma adesso è diverso, panico e paura hanno preso il sopravvento e non potendo ripiegare sulle solite abitudini cerca pace nel far parte di una squadra e nel supporto altrui. Furbo quanto basta per riuscire a cavarsela in strada ma conscio di non essere lo strumento più affilato del capanno predilige fidarsi dei compagni e di chi ha la mente più lucida.

La tuta da lavoro e l'elmetto di sicurezza sono la prima cosa che si nota quando si guarda Biedrzych. Ha l'aria di una persona che fin da piccolo ha imparato ad arrangiarsi: serio ma gentile, calmo, pragmatico e orientato a risolvere i problemi, siano essi una tubatura che perde o il risvegliarsi senza memoria in mezzo ad un bosco. 

Se vi sentite degli occhi addosso non stupitevi: è Tamara che vi sta osservando. Dato che ogni occasione è buona per studiare, perchè non leggere le persone come dei libri di testo? In fondo imparare significa evolvere, ed evolvere significa capire come muoversi in questo mondo caotico e sconosciuto.

La persona da cui vi dicono di stare alla larga se non volete problemi? Ecco, quel tizio lì. Sguardo minaccioso, non nasconde l'odio e la cattiveria nemmeno per un istante, ne fa un monito e una bandiera. Un vanto e un'arma.

 

Come tutte le spine senza rose non è solito avere gente intorno, e chi si spinge troppo vicino al suo inquietante sorriso lo fa per motivi ben precisi: favori scomodi, lavoro sporco. Raccontatevi tutte le favole che volete, ma questa è guerra. O vinci o muori. E prima o poi verrete a bussare alla sua porta anche voi.

Lunghe gambe sottili. Una chioma nera, liscia, che scivola giù verso le spalle lontane.
Il collo sinuoso ruota per mostrare un occhio giallo e profondo.
Il mantello grigio si specchia nell'acqua sottostante.

Il volatile che stai osservando emette un verso simile ad un grido.
Ti volti, preso dalla sensazione di essere osservato.
A due passi da te sta una persona. Vestiti semplici e pratici.
Un po' arruffato.
Sfoggia un sorriso caldo. Porge un pezzo di pane.

Quando il gioco inizia, Charles non è tra i primi a parlare.
Resta leggermente indietro, osservando. Non con distacco freddo, ma con attenzione: ascolta chi prende iniziativa, chi cerca alleanze, chi invece aspetta. Sa che nei primi momenti le persone mostrano molto più di quanto credano, e preferisce capire prima di intervenire.
Se qualcuno gli chiede chi è, risponde semplicemente:
“Charles.”
Niente misteri, niente costruzioni. Solo un nome.
Parla poco, ma quando lo fa cerca di essere utile. Non impone idee né cerca di controllare gli altri. Piuttosto, pone domande che aiutano a chiarire la situazione:
“Stiamo decidendo davvero insieme, o stiamo solo seguendo il primo che ha parlato?”
Il suo obiettivo non è rallentare il gruppo, ma evitare che agisca senza pensare. In un contesto dove tutto spinge verso scelte rapide e drastiche, Charles prova a mantenere un minimo di lucidità.
Non è un combattente. Nei giochi più fisici si affida agli altri, cercando di contribuire in modo diverso: osservando dettagli, ricordando regole, notando schemi. È attento a ciò che spesso sfugge nella fretta.
Non si fida facilmente, ma non è chiuso. Se trova qualcuno con cui può collaborare, lo fa senza promettere più di quanto possa mantenere. Sa che la fiducia qui è fragile, e per questo la tratta con cautela.
A volte interviene per evitare conflitti inutili:
“Se ci dividiamo adesso, rischiamo di perdere tutti.”
Non sempre viene ascoltato, e lo accetta.
Charles non cerca di avere sempre ragione. Ascolta, valuta, cambia idea se necessario. Ha dei limiti, però: non è disposto a tutto pur di sopravvivere, anche se questo può metterlo in difficoltà.
Quando il gioco finisce, non esulta. Si ferma un momento, riflette, e poi dice soltanto:
“Abbiamo fatto delle scelte difficili.”
E va avanti, portandosi dietro ciò che ha capito

Hai mai provato quella sensazione di essere innamorata ma di non sapere di chi? E' strano vero? Ma che senso può avere qui, poi?

Forse chi ti ha fottuto il cervello e i ricordi non è riuscito a togliere proprio tutto. 

Luigi ha sempre la senzazione di non essere abbastanza. Nessuno lo giudica in realtà. Ma lui si sente in debito con il mondo. Forse potrebbe fare qualcosa per gli altri. O forse, per una volta, potrebbe pensare a se stesso.

Sembra sempre che Barbara sia la persona sbagliata nel posto sbagliato. Il concetto che delle azioni abbiano delle conseguenze sembra attraversarla senza lasciare segni di dubbio o perplessità. Ma arriva sempre il momento di fare i conti con la realtà e, ciò nonostante, il destino potrebbe giocarle lo scherzo di sbagliare ogni cosa e vincere ugualmente tutto.

Samuel osserva più di quanto parli, e quando parla lo fa con precisione chirurgica. Non si lascia guidare dalle emozioni: ogni scelta passa da una valutazione fredda, quasi matematica. Con gli altri mantiene una distanza controllata, offrendo fiducia solo quando è utile. Non cerca lo scontro, ma non lo evita se serve a ottenere un risultato. Per lui le persone non sono buone o cattive: sono variabili da gestire.

Francesca è una donna bellissima e sa di esserlo. Ma qualcosa di triste adombra il suo viso. Sa di aver perso qualcosa di importante, ma non sa cosa. Sa che qualcuno è responsabile di questo, ma non sa chi. Forse dietro questi giochi troverà le risposte che cerca.

Larry sorride spesso, forse troppo. Ha modi eleganti, parla piano e osserva tutti come se stesse cercando di capire qualcosa che gli altri non vedono. Sembra il tipo di persona che ti offrirebbe una sigaretta mentre il mondo finisce.

Elias non alza mai davvero la voce e sembra sempre un passo fuori dal centro delle cose: preferisce capire prima di entrare dentro una situazione.
Osserva le persone più che le regole, cogliendo dettagli che altri ignorano nella fretta. 

Non dà subito fiducia, ma sa ascoltare abbastanza da far parlare gli altri più del necessario.

Non cerca di guidare nessuno, ma quando parla insinua spesso il dubbio che abbia già capito qualcosa che gli altri stanno ancora inseguendo.

Iris si muove con attenzione, come se ogni rumore fosse una minaccia.
Parla poco, ma osserva tutto.
Non cerca contatto, ma quando incrocia lo sguardo di qualcuno lo mantiene un attimo di troppo.
Non sembra avere paura.
Sembra sempre in ascolto di qualcosa che gli altri non sentono.

 

Ride quando dovrebbe tremare, grida di gioia quando gli altri si limitano ad applaudire.

Spavaldo, coraggioso, il suo sorriso sembra voler sfidare il mondo con arroganza. Cosa viene dopo, sembra chiedere, chi sarà il prossimo a essere sconfitto?

Nei suoi occhi però si intravede qualcosa di diverso. Inquietudine, forse? Una crepa che crea una breccia nella maschera rivelando una realtà ben diversa...

 


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