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Willow è una persona attenta verso gli altri: ha un attaccamento forte verso la vita, sia quella degli altri che la propria.

Le parole sono un potente strumento... quelle non si rifiutano a nessuno.

Quando è arrivato nelle Borderlands, non ha urlato. Non è corso. Si è semplicemente fermato, ha guardato il timer sul telefono, e ha cominciato a calcolare. Mentre gli altri perdevano tempo in crisi isteriche, aveva già individuato le priorità e stava pianificando i prossimi passi.

È il tipo di persona che nei GAME legge le regole tre volte prima di muoversi, cerca le falle nel sistema, calcola le probabilità. Non si illude che esista una via d'uscita facile, ma non spreca nemmeno energie nella disperazione. Ogni problema ha una soluzione, ogni sistema ha un punto debole — basta trovarlo.

Il suo abbigliamento è funzionale: jeans scuri resistenti, giacca tecnica con multiple tasche, scarpe da trekking robuste ma silenziose. Niente colori vistosi, niente fronzoli. Una maglietta a maniche lunghe sotto la giacca, pratica e discreta. Ogni capo ha uno scopo preciso: resistenza, utilità, mimetizzazione.

Gli altri lo trovano inquietante. Quella calma innaturale, quel modo di guardare le situazioni come fossero equazioni da risolvere. Ma finora lo ha tenuto in vita. Quando qualcuno gli punta un coltello alla gola per rubargli i secondi, non implora — contratta. Quando un GAME sembra impossibile, non si arrende — cerca l'angolo morto nelle regole.

Non parla molto, non si confida facilmente. Il tempo è l'unica valuta che conta qui, e non lo spreca in sentimentalismi.

Un uomo medio, forse speranzoso un tempo, ma quel bagliore di speranza negli occhi si è ormai spento o trasformato in dubbio, se non disperazione.

Victoria si presenta come una persona molto idealista, anche troppo, rischiando di diventare un giudice spietato per seguire le cose che ritiene giuste, a scapito delle emozioni altrui. È gentile, ma difficilmente con il sorriso sulle labbra. In mezzo a tante persone sembra avere la necessità di scappare e isolarsi... 
Pare essere molto attratta dagli enigmi, e attratta è un eufemismo.

Reginald Barker si presenta come un uomo tranquillo, molto confidente in se stesso e nelle sue capacità. Cerca sempre di aiutare gli altri con una parola di conforto o incoraggiamento. Veste dei panni da taglialegna anche se non ne ha il fisico.

Mi chiamo Xiol. Sono grande, ma dentro la mia testa l’età fa i capricci: a volte ho otto anni e voglio solo ridere e guardare le nuvole, altre volte mi sento vecchio come un albero che ha troppi cerchi nel tronco.

 

La gente dice che sono… “rimasto indietro” forse è  perché la mia mente cammina piano perché se corre mi si ingarbugliano i pensieri e mi cade tutto per terra. Una volta mi è caduto anche il cuore, credo. Ci ho messo giorni a ritrovarlo.

 

Io non capisco molto bene le persone. Però capisco altre cose. A volte penso che il mondo sia un grande disegno difficile, e io posso vederne solo un pezzettino per volta.

Ma quel pezzettino io lo vedo benissimo, come quando guardi una formica e all’improvviso capisci che sta facendo una cosa importantissima per tutta la colonia, anche se nessuno ci bada.

 

Le persone mi trattano come se fossi fragile.

Io so che sono diverso. Lo sento negli occhi della gente prima ancora che parlino. Ma a volte qualcuno si ferma accanto a me senza fretta, e allora mi accorgo che essere diverso non è una cosa brutta.

 

Spero che qualcuno  capisca che io non sono sbagliato. Sono solo… fatto in un modo che il mondo non sá leggere bene.

Arden è una persona dall’aspetto tranquillo, con movimenti misurati e un portamento che tradisce autocontrollo e disciplina. Non colpisce per imponenza, ma per la precisione dei gesti e per una presenza silenziosa che non passa mai davvero inosservata. È un osservatore attento: ascolta più di quanto parli e sembra analizzare ogni dettaglio dell’ambiente prima di intervenire. Non è diffidente per natura, ma prudente; evita conclusioni affrettate e rimane sempre qualche passo indietro per capire meglio l’equilibrio delle situazioni. Ha una sensibilità particolare verso chi si trova in difficoltà e non sopporta le prepotenze o chi usa il potere per manipolare. Quando serve interviene, senza clamore, con una fermezza calma che non ha bisogno di alzare la voce. Non cerca di guidare gli altri, e forse proprio per questo molti finiscono per fidarsi del suo giudizio. Arden porta con sé un’abitudine alla fatica e alla costanza: è il tipo che continua ad andare avanti anche quando non c’è nulla di semplice o piacevole nel farlo. Non si lamenta e non si lascia travolgere dall’emotività; analizza, valuta, agisce. Una tenacia tranquilla, radicata. Sembra preferire la solitudine funzionale, quella che permette di pensare con chiarezza, senza però isolarsi davvero dagli altri. Nello sguardo ha una profondità silenziosa, come se avesse imparato molto senza doverlo raccontare. E dietro questa quiete, una determinazione discreta ma incrollabile.

Circe ha una presenza magnetica ma inquieta. I suoi occhi verdi ti scrutano sempre un secondo di troppo, come se stessero pesando la tua anima per capire se sei vittima o carnefice. Detesta stare al centro dell'attenzione o in mezzo alla folla: la troverai sempre spalle al muro o ai margini del gruppo, vigile, come un animale che teme di essere accerchiato. Spesso si tocca la gola o tossisce leggermente quando l'aria si fa pesante, come se le mancasse il respiro.

Indossa una tenuta survival pratica e vissuta: pantaloni cargo scuri, anfibi pesanti e mani sporche di fuliggine che sono sempre nascoste nelle tasche o intente a giocherellare nervosamente con un accendino scarico.. Al collo porta una sciarpa leggera, che non toglie mai, quasi fosse una protezione vitale o un modo per nascondere qualcosa.

Parla con voce bassa, quasi rauca. La sua lealtà è selettiva: diffida istintivamente dei gruppi numerosi e delle dinamiche di branco, che sembra temere più della morte stessa. Cerca invece un legame profondo, quasi disperato, con le singole donne del gioco: verso di loro sviluppa un istinto di protezione ferreo, tacito. Sembra muoversi con un senso di colpa indecifrabile, come chi deve farsi perdonare un peccato che non confesserà mai.

Sadica, pazza, incosciente, inquietante, drogata di adrenalina, apparentemente senza empatia. La sua risata fa venire la pelle d'oca.

Nikolai è una presenza che all’inizio sembra sfumare ai margini della stanza. Si muove con cautela, come se ogni gesto dovesse chiedere permesso, e le parole gli restano spesso sospese sulle labbra, trattenute da un pudore che non è debolezza, ma osservazione. I suoi occhi, però, tradiscono una curiosità viva: seguono i dettagli, catturano sfumature che altri ignorano. Non è il tipo che impone la propria voce, preferisce ascoltare, misurare il ritmo degli altri prima di inserirsi.

Col passare del tempo, qualcosa cambia. La sua timidezza non scompare, ma si trasforma in una sorta di eleganza discreta. Quando decide di parlare, lo fa con naturalezza, come se avesse sempre saputo il momento giusto. Il suo sorriso, raro all’inizio, diventa più frequente, e con esso la capacità di creare ponti, di far sentire gli altri a proprio agio. Nikolai non è mai invadente, ma la sua presenza cresce, si fa più luminosa, come una luce che all’inizio tremava e ora arde con sicurezza. Non cerca di dominare la scena: la conquista, lentamente, con la forza silenziosa di chi ha imparato a fidarsi di sé.

Robusto, ma non da l'impressione di essere aggressivo.

Uno che ne ha passate parecchie, ma la cosa non l'ha reso cattivo.

Solo cauto.

La mente mi sta lentamente abbandonando, sono giorni ormai che sono in questa landa con altri derelitti come me, il timer sta scendendo, se non trovo al più presto delle sfide chissà cosa potrebbe succedere.

Da quando sono qui, ero al parco giochi con mia moglie e mio figlio e poi quella visione orribile.

Nn mi posso fidare di nessuno, tutti vogliono il mio tempo, voglio tornare a casa.

Tranquillo Marco respira e concentrati.

Paul si presenta come una persona socievole e allegra anche se certe volte ha un lato un po' scostante e malinconico.

Qualche volta ama isolarsi e sembra come se rimirasse qualcosa, un piccolo oggetto che tiene nascosto.

Non ama molto parelare di sè e gli piace piace ascoltare gli altri, non alza mai la voce.

Sembra piuttosto acculturato e intelligente, con buona memoria e empatia.

Ha un lato protettivo verso i più fragili e indifesi e certe volte si schiera contro le ingiustizie in maniera decisa, ma senza alzare mai i toni.

Non vuole lasciare nessuno indietro e cerca sempre di essere di supporto anche se non tollera chi lo prende in giro e la mancanza di coerenza.

La sua frase preferita è: "Buongiorno, mi chiamo Paul".

Un uomo elegante, starebbe bene in un locale ricercato o in uno speakeasy. Ha un sorriso per tutti ed è sempre disposto ad ascoltare le storie che gli vengono raccontate. Che cosa ne faccia, però, non è dato saperlo. Preferisce gli ambienti urbani a quelli più selvaggi: la sola idea di sprocarsi le scarpe di fango gli fa ribrezzo.

Elena è una donna razionale, pacata, osservatrice.  Non è una persona socievole e in genere "abita" ai margini di una conversazione, preferendo l'ascolto al dialogo.

 

Il suo motto:  Dove gli altri osservano il come, noi ci chiediamo il perchè.

Appare tranquilla, un po' sulle sue, forse un po' timida. La giacca mimetica piena di toppe forse può aiutare a scoprire qualcosa di più sul suo conto, in una c'è scritto MED, un'altra sembra richiamare ad un qualche gruppo, le altre.. è una cartuccera quella?

Appare ed è vestito come un tipo sfacciatamente sicuro di sé, anche quando la situazione non lo giustifica affatto.
Si muove con calma ostentata, dando l’impressione di essere sempre un passo avanti o di non avere nulla da perdere. Sotto quella calma, nei suoi movimenti resta una tensione sottile, tipica di chi è abituato a cercare qualcosa e non a trovarla davvero.
Sorride spesso, eppure il sorriso arriva sempre un attimo prima o un attimo dopo: un riflesso condizionato, non del tutto spontaneo.
Quando parla mantiene un tono leggero, quasi giocoso, ma lascia spesso le frasi a metà, in attesa di una reazione prima di decidere come concluderle.

"Il mondo non ci piange.
Nel silenzio della notte memorie tingono la neve,

rossi ruscelli ardenti

la cui fredda bellezza appare opaca

all'alba."
-Estratto tradotto dalla collezione di poesie "The Ivory Doves of Lady Chione"

Appare come una persona calma e controllata, con movimenti misurati e uno sguardo che osserva più di quanto riveli.  A un primo sguardo appare come una persona comune, persino rassicurante.  Sorride spesso, ma quel sorriso sembra studiato, come se servisse a nascondere altro. Quando parla lo fa con sicurezza, e dà l’impressione di sapere sempre un po’ più di quanto dica, eppure qualcosa non torna: una pausa di troppo prima di rispondere, uno sguardo che si indurisce per un istante. È come se stesse cercando di sembrare “normale”, senza esserlo davvero.

Mi chiamano "Il Professore". Non chiedetemi cosa insegnassi "prima", perché il tempo è un concetto che abbiamo lasciato oltre il confine.

Ma se volete sapere perché siete qui, la risposta è semplice: siete qui perché la vostra vita era già un gioco a somma zero, avevate solo bisogno di un visto per ammetterlo.
Allora, vogliamo iniziare la lezione o preferite morire senza aver capito la domanda?


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